DON CHISCIOTTE PROMO

È on-line il promo di Don Chisciotte amore mio!

Annunci
DON CHISCIOTTE PROMO

DON CHISCIOTTE AMORE MIO

Debutta questa sera al Castello di Pergine l’ultima produzione della Compagnia Teatrale RAUMTRAUM: “Don Chisciotte amore mio” di Angelo Maria Tronca. Lo spettacolo una rilettura contemporanea del mito di Don Chisciotte che racconta, attraverso le chiavi del surreale, del comico, dell’epico e del poetico, un probabile ultimo e utopistico viaggio dell’umanità alla ricerca di un’isola felice, o della felicità.

Gli attori, chiamati a dare vita a questo delirante percorso, agiscono e fanno tutto in scena alla maniera dei comici dell’arte: affrontando duelli, indossando maschere, realizzando da soli gli effetti sonori, travestendosi, suonando diversi strumenti, animando marionette, cantando, ballando, rivolgendosi al pubblico e dando voce ad animali.
Uno spettacolo costruito come una favola per adulti che ci riporta a quando ogni piccolo gioco o avventura cominciava con “Facciamo che tu eri…”

“Don Chisciotte Amore Mio”
Un testo di Angelo Tronca
Con Michele VargiuMax Meraner, Letizia Cardines
Coreografie Anna Catalano
Scene, costumi, maschere Nadezhda Simeonova e Michela Cannoletta
Disegno luci Federica Rigon
Regia Giulio Federico Janni
Una produzione raumTraum in collaborazione con AriaTeatro Compagnia Teatrale
Con il contributo di Fondazione CaRiTro
Info: www.teatrodipergine.it

20953600_1628296220556080_7078031785346596006_n

DON CHISCIOTTE AMORE MIO

LA SIGNORA DERIVATI

maschere

Mio marito

il mio povero marito

il poveretto che ho avuto accanto

per una vita

per quasi un’intera vita

era amante dell’arte

L’amava

L’amava profondamente

intensamente

ma non fu mai ricambiato

Mai

Per quanti sforzi facesse

non lo fu mai

Così ne divenne pazzo

Quel povero pazzo che ho avuto accanto

per quasi un’intera vita

non riuscì mai ad essere

ricompensato

del suo folle amore

per l’arte

e ne divenne pazzo

Completamente pazzo sapete

Completamente pazzo

La follia signori miei

la follia del suo amore

per l’arte

lo fece diventare

definitivamente pazzo

Definitivamente

Irrimediabilmente

(pausa)

Io e il folle

ci siamo conosciuti

durante un soggiorno

a Bruges

Che magnifica città

Bruges

Così struggente

Davvero una città struggente

Ogni volta che penso

a quella città

rivedo le sue case

i suoi canali

accompagnati dalla musica di César Franck

La sinfonia sapete

La sinfonia

Davvero una città struggente

(pausa)

Me lo ricordo ancora

il pazzo

come se fosse ieri

Lui laggiù

seduto

ai piedi di un piccolo ponte

tra una riva e l’altra

di un canale

Un canale di Bruges

A Bruges notoriamente

ci sono dei canali

Molti canali

che attraversano l’intera città

Canali ovunque

E ponti

In definitiva credo si possa affermare

che la caratteristica di Bruges

siano i canali

E i ponti

(pausa)

Ad ogni modo

lui era lì ai piedi

di quel piccolo ponte

intento

come un bambino a disegnare

il piccolo paesaggio che lo circondava

Tentava di catturare

tutta quella bellezza

tutta quella

struggente inquietudine

sopra un cartoncino

Un piccolo cartoncino

che doveva

secondo lui

assorbirne ogni sfumatura

Ogni colore

ogni minimo umore

Tentava capite

di riprodurre per sé

la struggente inquietudine

di Bruges

Tentava soltanto

Soltanto

(pausa)

Così gli comprai il disegno

Acquistai l’acquerello

che tentava inutilmente

di realizzare

Nessuno tra i passanti

comprava i suoi acquerelli

Nessuno tranne me

Io comprai il suo acquerello

Quell’orrendo acquerello

che palesava già al primo sguardo

tutto il suo fallimento

Sì il fallimento signori miei

Il fallimento definitivo

Definitivo

(pausa)

Dopo soli tre mesi

ci sposammo

Del resto era bello

a parte il fallimento

che covava dentro di sé

Sì lo era

Bello intendo

Dopotutto era

un gran bel fallimento

Lui era bello

e riconoscente

Ovviamente lo era

Riconoscente intendo

Nessuno comprava mai

i suoi acquerelli

Nessuno tranne me

Io comprai il suo

orrendo acquerello

Comprai il suo fallimento

e dopo soli tre mesi

ci sposammo

Io e il fallito

il bellissimo fallito

come amavo chiamarlo

ci sposammo su una nave

Una nave da crociera

diretti alle isole Svalbard

per vedere l’aurora

L’aurora boreale

Le isole Svalbard

luogo quantomai contraddittorio

affascinante e contraddittorio

Pieno di ghiaccio

e di orsi bianchi

Volevo tanto una pelliccia

di orso bianco

Una pelliccia alquanto rara

Rara e preziosa

Ma lui mi impedì di averla

Me l’impedì

con insospettabile fermezza

Era già così diverso

da Bruges

Si era già dimenticato

della mia indulgenza

La generosa indulgenza

per il suo fallimento

Attraccammo a Svalbard

nella solitaria indifferenza

delle poche persone presenti

Le poche persone che abitavano Svalbard

Una terra dimenticata

da Dio e dagli uomini

anche se alcuni uomini la abitano

ma in un certo senso dimenticata

anche da loro

E tutto quel ghiaccio

Tutto quel ghiaccio e quel gelo

un gelo orribile signori miei

orribile e crudele

senza alcuna pietà

Il bellissimo fallito

si congelò due dita

due dita della mano

La mano con la quale

tentava di dipingere

Se le congelò irrimediabilmente

e gliele dovettero amputare

Tragedia e fine

Fine della carriera di artista

Una fine improvvisa

La fine ingloriosa di una carriera

dedita al fallimento

Naturalmente ne fu turbato

al punto che il suo umore

cambiò improvvisamente

senza possibilità di requie

Ovviamente non riuscimmo

a vedere l’aurora boreale

(pausa)

Quando ritornammo lui disse

che non avrebbe voluto più

passare del tempo accanto a me

Non più del necessario almeno

Disse che non voleva più

trascorrere del tempo

accanto a chi gli ricordava

quotidianamente

tutto il suo dolore

e il suo fallimento

Così cominciò a frequentare

la grande pinacoteca

della nostra città

Ogni mattina

dopo aver fatto colazione

usciva di casa

per andare a visitare

la grande pinacoteca

Si presentava prima

dell’ora di apertura

trascorreva in quel luogo

l’intera giornata

e non faceva mai ritorno

prima di cena

Consumava il pasto in silenzio

poi mi parlava

di quello che aveva visto

nella grande pinacoteca

e andava a dormire

In silenzio

Così tutti i giorni

Senza soluzione di continuità

Il mio bellissimo

fallito

ogni giorno si sedeva

su una poltroncina

in una sala minore

della grande pinacoteca

proprio davanti

ad un piccolo quadro

nel quale era ritratto

il volto di un uomo

Diceva

lui

che era il più bel ritratto

che avesse mai visto

in tutta la sua vita

Diceva

lui

che era bellissimo e inquietante

Quel volto diceva

sembrava fissarlo

dritto negli occhi

Sembrava fissarlo

anche quando provava

a cambiare angolo di visuale

dalla poltroncina

Quel volto diceva

bellissimo e inquietante

sembrava conoscerlo

Conoscerlo alla perfezione

Quel ritratto diceva

era capace di parlargli

e gli raccontava ogni volta

tutto il desiderio e l’inquietudine

che lo dominava

Che dominava quel volto

Quello diceva

era il volto che avrebbe

sempre voluto ritrarre

Il volto che aveva cercato

per un’intera vita

La perfezione diceva

La perfezione

Questo mi raccontava

ogni singola sera

Senza soluzione di continuità

Col passare degli anni

gli sembrava diceva

che il volto lentamente

invecchiasse

Non ne era sicuro

ma talvolta aveva

la chiara sensazione

che il volto fosse

un poco invecchiato

Naturalmente lui stesso

sapeva bene

come la cosa fosse impossibile

e ne concludeva che certamente

tutto ciò dipendeva dal fatto che

nel corso degli anni

aveva imparato

ad osservare quel volto

con sempre maggiore consapevolezza

Un giorno il fallito

oramai non più bellissimo

giunse alla grande pinacoteca

con qualche minuto di ritardo

Appena qualche minuto

ma sufficiente perché trovasse

la piccola poltroncina occupata

Lo sgomento signori miei

lo sgomento che lo pervase

fu ancora più terribile

quando notò che il quadro

era stato sostituito

Il quadro che aveva contemplato

per più di trent’anni

era stato

improvvisamente sostituito

da un altro ritratto

Un altro volto aveva preso

il posto di quella perfezione

Quella perfezione così perfetta

Così perfetta diceva

Il nuovo quadro ritraeva

sempre un volto sì

ma un volto assolutamente banale

insignificante

Nulla a che vedere

con l’assoluta perfezione

di cui si era nutrito

per più di trent’anni

Come era stato possibile

un tale scempio

Come avevano potuto sostituire

una perfezione così perfetta

con una banalità così insignificante

Come come come ripeteva

ossessivamente a sé stesso

E allora accadde

Si compì la tragedia signori miei

La tragedia finale

La persona improvvisamente

che occupava la piccola poltroncina

si alzò

e il ritratto scomparve

Uno specchio signori miei

Uno specchio

Per più di trent’anni

il fallito che ho avuto accanto

aveva osservato sé stesso invecchiare

Tutto il giorno

Ogni giorno

Aveva soltanto osservato

sé stesso invecchiare

e basta

E quando finalmente lo comprese

ne morì

Semplicemente ne morì

Ineluttabilmente

Il suo cuore non aveva retto

Non aveva retto al fallimento

l’ultimo

il più clamoroso

E ne morì

L’unica possibile fine

per un’intera esistenza

dedita al fallimento

Così portai le sue ceneri

le ceneri del poveretto

a Svalbard

dove in un certo senso

la nostra vita insieme

ebbe inizio

e le liberai

Liberai le sue ceneri

a Svalbard

tra tutto quel ghiaccio e quel gelo

Quel gelo orribile e crudele

sì portò via per sempre

le ceneri del mio bellissimo fallito

Per sempre

Naturalmente mi comprai

la pelliccia di orso bianco

(pausa)

Delizioso questo dolce

non trovate

Veramente delizioso

 

[da “Stille Nacht”, ©2017]

LA SIGNORA DERIVATI